Caro nonno…

Ciao nonno Giacomo,
è logico, oggi penso di più a te, perciò ho deciso di scriverti.
La prima cosa che mi fa un po’ impressione è che sono passati 22 anni da quella domenica sera, mi sento terribilmente vecchio all’idea che avevo 13 anni, quindi vuol dire che ho vissuto più tempo senza di te che il contrario… che impressione!
In un certo senso questo mi rincuora, è la dimostrazione che è proprio vero: quando una persona è importante, continua a vivere dentro di te.
Il dolore per la tua perdita è stato sostituito dai tanti bei ricordi che ho di noi due, in quegli anni di bambino, spensierati e felici, che tu hai contribuito moltissimo a rendere speciali.
A volte immagino come sarebbe stato averti vicino qualche anno in più, già è solo questo che mi mette un po’ di tristezza, oggi avresti 87 anni e potresti benissimo esserci ancora… lo so, hai ragione, non ha senso fare questi ragionamenti, ti ho goduto per 13 anni e devo esserne felice.
Chissà se ti avrei raccontato le mie vicissitudini di adolescente, se avrei condiviso con te i miei dubbi, le mie scelte.
Chissà che idea ti sei fatto di me, della persona che sono diventato oggi, sarei curioso di saperlo!
In ogni caso, vado avanti forte del tuo ricordo!
Ah, già che ci sei, dai un abbraccio a papà da parte mia!
Sai cosa facci adesso? Accendo la playlist delle canzoni che ascoltavamo insieme e comincio a cantare a squarcia gola, proprio come facevamo in macchina.
“Volare… oh, oh!…
cantare… oh, oh, oh, oh!
nel blu, dipinto di blu,
felice di stare lassù…”.
Dai nonno canta anche tu, magari riesco a sentirti! Mi raccomando non dimenticarti di fischiettare nel tuo modo inconfondibile…

Anteprima del prologo del mio nuovo romanzo…

Ecco per voi in anteprima il prologo completo del mio nuovo romanzo. Spero vi piaccia!
Mi farebbero molto piacere i vostri commenti.
Grazie.

Andrea si svegliò, aveva dormito bene quella notte, si sentiva molto riposato e pronto a vivere una meravigliosa giornata con Sara, sua moglie. Erano sposati da dieci anni, dopo un modesto viaggio di nozze, due giorni a Venezia, causa una precaria condizione economica, si erano ripromessi di recuperare la loro luna di miele dopo un paio d’anni, quando entrambi avessero trovato un’occupazione stabile, ma poi il lavoro li impegnava troppo e in seguito alla nascita di Luca il loro desiderio era definitivamente tramontato.
Finalmente ecco il momento: il loro bimbo stava fuori casa per la prima volta senza dover essere accompagnato per una brevissima gita scolastica, così erano riusciti a ritagliarsi due giorni di puro romanticismo e relax solo per loro sul lago di Garda, godendosi il clima mite e piacevole di fine maggio.
Ancora mezzo addormentato aprì gli occhi e si accorse che il sole spiccava già alto nel cielo, i raggi penetravano attraverso la tenda a fiori variopinti che copriva la finestra. Guardò l’orologio: «Le nove? – pensò – strano che Sara non mi abbia svegliato, ci tenevo a salutare Luca prima che partisse».
Dopo un’ultima strofinata agli occhi, Andrea prese i suoi inseparabili occhiali dal cassetto del comodino e si alzò. Conoscendo Sara, stava preparandogli una sorpresa: sicuramente lo aspettava in sala emozionata e pronta per partire.
Indossò velocemente un paio di jeans e la maglietta azzurra, quella con il colletto, che a sua moglie piaceva tanto. Era davvero felice di poter trascorrere due giorni meravigliosi con la donna che amava alla follia proprio come il primo giorno.
Uscì dalla camera da letto fischiettando: «Amore dove sei? Pronta per partire? Non vedo l’ora di vivere due giorni da sogno con te piccolina mia». Il silenzio regnava in casa, dopo un po’ di battute rivolte alla moglie, credendo di essere vittima di uno dei suoi tanti scherzi, si rese conto di essere solo.
La preoccupazione sostituì ben presto la sua voglia di scherzare e giocare. Erano le nove passate e Luca doveva partire alle 7.30, «Strano che non mi abbia voluto salutare, – pensò Andrea –, era così entusiasta della sua prima gita».
La casa era perfettamente in ordine, i pavimenti della grande cucina ancora semi bagnati. Che fine aveva fatto Sara?
L’uomo tornò in camera, prese il suo telefono e digitò in tutta fretta il numero della moglie. Al primo squillo si accorse che il cellulare a cui stava chiamando doveva essere rimasto in casa, sentiva la suoneria in lontananza. Seguì il suono e raggiunse il salotto. Il telefonino di Sara era appoggiato sul tavolino di vetro di fronte al divano, accanto al posacenere di terracotta sempre pulito alla perfezione come ogni mattina.
La tensione aumentava, Andrea non sapeva più a cosa pensare. Alzando gli occhi vide su una sedia un foglio. Si avvicinò e riconobbe subito la calligrafia inconfondibile della moglie, talmente bella che sembrava stampata da un computer. Era una breve lettera per lui. Con il cuore che batteva a mille l’uomo si sedette su quella sedia e cominciò a leggere:

31 maggio 1998

“Andrea, amore mio…” .