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La malattia e la morte

FACCIAMO CONCORRENZA AL FESTIVAL

3° SERA

Dopo la malattia di papà e la sua morte (ormai quasi 6 anni fa) e la morte improvvisa della nonna Renza, nel gennaio 2018, sono cambiato. È rimasta la paura della malattia (anche di quella banale), non tanto e non solo su di me, ma soprattutto nei confronti delle persone che amo.
La mia proverbiale positività, di cui tanto andavo fiero, nel corso degli anni, si è gradualmente e inesorabilmente spenta.
Tutto questo ha influito anche sul mio rapporto con Dio, la fede, prima, è sempre stata un punto saldo, ora vacilla parecchio, ma questo è positivo, significa che non è un qualcosa costruita, ma, al contrario, che il mio legame con Dio, è vivo e reale; come in ogni altro rapporto, si possono avere discussioni, ci si può anche allontanare, ma se si è legati nel profondo, alla fine ci si ritrova sempre.
Come si fa a superare la paura? Io vedo un’unica strada: affrontandola, senza nasconderla, perché la fragilità, non è mai segno di debolezza.
È quello che sto cercando di fare.
Ho sentito parlare di questo libro per caso, lo stesso autore ha girato anche una serie televisiva che ha lo stesso titolo, andata in onda su Rai 3, ma che si può trovare su RaiPlay (la guarderò una volta terminato il libro). Ho letto pochi capitoli per adesso, ma mi piace molto: è scorrevole, profondo, con parti divertenti e soprattutto vero. L’autore non è riuscito a vincere la sua malattia, ma ha lasciato una grande testimonianza.
Ve lo consiglio.

Lui è Luigi, un quarantenne equilibrato, sentimentale, sereno e innamorato della moglie incinta. La casualità di un banale esame medico lo pone di fronte a una tremenda rivelazione: ha un tumore al rene e bisogna intervenire con urgenza. Così, con il ricovero, la vita di Luigi cambia drasticamente e si riduce a un’unica semplice realtà: l’ospedale, il reparto, i compagni di stanza, infermiere e caposala, i medici e, fra questi, su tutti, la mitica presenza del professor Zamagna, genio della chirurgia urologica, che vive solo per operare e che a Luigi appare un salvatore. Quella che scopre giorno per giorno Luigi è una verità a lento rilascio in cui tutto viene rimesso in discussione: l’aleatorietà del sapere medico, che cambia in base alle persone, la saldezza della fede, che può perdere anche un prete malato, la passione per la medicina, che possono perdere anche i medici, e la resilienza di chi, giovane o anziano, vuole solo sopravvivere. Compagni di avventura di Luigi sono soprattutto i pazienti: un somalo assolutista, un ristoratore che sa tutto di medicina, un prete in crisi, un intellettuale taciturno e uno stuolo di anziani cattivi perché in cattività. Nato assieme alla realizzazione della serie omonima, in uscita sulla Rai con protagonista Valerio Mastandrea, La linea verticale riesce a dosare con straordinario equilibrio comicità e dramma, emozione e distacco, per diventare una riflessione molto umana sulla malattia come occasione per rinascere.

A domani sera!

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