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Ricordi…

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Mi ritorni in mente
bella come sei, forse ancor di più
Mi ritorni in mente
dolce come mai, come non sei tu
Un angelo caduto in volo
questo tu ora sei in tutti i sogni miei
come ti vorrei, come ti vorrei
Ma c’è qualcosa che non scordo
c’è qualcosa che non scordo
che non scordo …

 

Fiaccolata di San Fermo…

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Domani, Domenica 8 Agosto a Borno si svolgerà la tradizionale fiaccolata di San fermo! Veramente uno spettacolo meraviglioso!

Ecco la leggenda:

I TRE SANTI EREMITI DELLA MONTAGNA

“A l seguito di Carlo Magno erano venuti a combattere contro i   Longobardi, i giudei ed i pagani del nord-italia, tre fratelli di una nobile famiglia germanica proveniente dalla Selva Nera. I loro nomi erano fermo, Glisente e Cristina. Tre nobili cavalieri che accompagnavano un re franco in tutte le sue battaglie e furonoi tra i “miles” conquistatori della Valcamonica. A metà corso della vallatadell’Oglio, stanchi di combattere e nauseati dagli orrori della guerra, i tre validi guerrieri supplicarono re Carlo di poter lasciare l’esercito per diffondere la fede cristiana in un altro modo. Ottenuto il consenso operarono una profonda conversione e decisero di dedicarsi alla vita ascetica, ritirandosi su tre differenti alture camune per pregare, contemplare la divinità e fare penitenza. Glisente scelse come romitorio un monte della ValGrigna, Cristina un picco della Concarena in Val di Lozio e fermo un’altrura di Borno. Le tre dimore montane si trovavano all’incirca alla medesima altitudine permettendo una comunicazione visiva. Al momento di lasciarsi, dopo tante lacrime, baci ed abbracci, si accordarono che ogni sera avrebbero acceso un falò per segnalare la loro presenza. Dopo alcuni anni i genitori dei cavalieri inviarono dei messi a cercare i loro figlioli, ma non avendo saputo nessuna notizia, pensarono che fossero deceduti nella battaglia del “Mortarolo”. Cristina era la più solitaria dei tre, non amava farsi vedere e parlava solo con gli animali. Un giorno però dei pastori scovarono la sua grotta e si avvicinarono per conoscerla, ma lei per sottrarsi all’incontro, spiccò un volo cadendo illesa ai piedi della Val Baione dove trovò un nuovo nascondiglio. Dopo quel salto prodigioso il falò non fu visto da Fermo ma solo da Glisente che per mezzo di un’acquila comunicò al fratello che Cristina aveva cambiato dimora. L’acquila rimase poi con Fermo per fargli compagnia e per procurargli dei favi di miele. Cristina che ora si trovava molto più in basso, per non farsi riconoscere, si copriva con pelli di capra e quando cantava gli animali della montagna gli si avvicinavano ad ascoltarla scambiandola per una di loro. Una sera Glisente non vide più scintillare il resinoso rogo di Cristina e all’indomani si recò con Fermo in Val di Lozio. Un alitare di rondini indicò ai due fratelli dove si trovava il corpo della sorella che giaceva immobile su una coltre di fiori, vegliata dai suoi fedeli animali. Quindi la seppellironodegnamente e più tristi che mai tornarono ai loro romitori. Dopo qualche giorno accanto alla sepoltura, da una vicina roccia, iniziò a sgorgare dell’acqua medicamentosa. Trascorsi alcuni anni anche Glisente morì e venne sepolto dai pastori nella cella della sua spelonca. Fermo, ormai vecchio e malato non potè far visita al fratello e continuò ad essere assistito dall’acquila e per intercessione divina anche da un’orsa che lo riforniva di legna e selvaggina. Quando morì alcuni mandriani e pastori del posto rinvennero vicino al cadavere l’orsa che guaiva per la morte del padrone. La leggenda non fa mensione del luogo di sepoltura di Fermo ma si limita a dire che il corpo fu trasportato a valle. Tutti e tre gli eremiti morirono in concetto di santità e dopo qualche tempo iniziarono a compiere miracoli per cui la popolazione di Borno, Lozio e Berzo edificarono a ciascuno di loro una chiesetta proprio sul luogo del romitorio, iniziando una secolare venerazione ”.

(Tratto da “Storie,Leggende e Racconti della Val Camonica”
di Giacomo Goldaniga pag. 165).

Il fiume di fuoco per San Fermo

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La storia di questi 36 anni (quella del 2010 è la 37esima edizione) dice che nessuno si scoraggia se il tempo non è bello: con il sereno e con la pioggia coloro che hanno deciso di partecipare alla fiaccolata di S. Fermo ci saranno. Durante tutta la giornata i “pellegrini” salgono in gruppi a S. Fermo: qui è stata allestita una tensostruttura a cura del CAI di Borno per accogliere coloro che prenderanno parte allo storico avvenimento. Alle 21.00, acceso il falò sul monte, al quale secondo la leggenda dovrebbero rispondere i falò di S. Glisente (sul monte omonimo in Valgrigna) e S. Cristina (nella valle di Lozio), il fiume di fiaccole, accese al falò in onore del Santo, scenderà verso Borno. Passato in Monte Moren e quindi i pascoli del Monte Arano, inizia la discesa nella pineta di Lova, passando per Sedulzo e quindi Navertino. Quando la fiaccolata giunge nella storica piazza di Borno, ogni partecipante reca la sua torcia nel braciere di fronte alla chiesa e lì la deposita. Si tratta di una bella iniziativa ricca di simboli; ma anche di una festa di paese alla quale, chi si trova in salute e ne ha la possibilità, non vuol rinunciare. La fiaccolata di S. Fermo è un avvenimento fondamentale per il paese: oggi è anche un richiamo turistico, ma per i bornesi rappresenta molto di più. Anche quest’anno, per la 37esima edizione, il Cai di Borno ha organizzato ogni cosa al meglio per dare la massima assistenza e garantire a tutti una serata perfetta.

(Tratto dal sito: http://www.prolocoborno.it/).